Cultura

Vico, la neurologia, l’eternità e cinque (forse solo quattro) topolini felici

Su Facebook in questi giorni ho visto un video bellissimo: l’intervento della professoressa Daniela Lucangeli ad un convegno a Milano e immediatamente il mio pensiero è andato al più grande filosofo italiano di ogni tempo: Gian Battista Vico.
Siamo agli inizi del 700 e fra i vicoli caotici e rumorosi di Napoli, in mezzo ad un piccolo esercito di figli schiamazzanti, Vico scrive un’opera straordinaria e preziosa: la “Scienza Nuova”.
La nuova scienza che egli propone è la STORIA e il suo tentativo (in verità fallito) è quello di ricucire, attraverso il suo rinnovato sapere storico, lo strappo millenario fra pensiero umanistico e scientifico nel momento esatto in cui il sapere scientifico sta spiccando il volo e in breve tempo, appena trecento anni, cambierà il volto dell’umanità intera.
Ebbene oggi dalle aule-arsenale della mia scuola, nel paese più partenopeo della Toscana, io mi sento di affermare che esiste una nuova scienza capace di compiere l’impresa tentata da Vico e fondare un ultimo umanesimo: la neurologia. La scienza del cervello. Le ricerche sul cervello hanno più di cento anni, ma è in questi ultimi decenni che nuovi strumenti di indagine e nuovi studi ci hanno portato nel paese delle meraviglie: la nostra mente.
Nel nostro cervello esistono miliardi di neuroni che gemmano ogni millesimo di secondo migliaia di connessioni e questi miliardi di miliardi di miliardi di connessioni che si generano ogni giorno modificano per sempre il nostro connectoma, ovvero il nostro sé, il nostro pensiero, quello che siamo e possiamo essere nella nostra vita.
Infinite, o meglio innumerabili strade neurali, innumerabili pensieri possibili, infinite identità. Ma non infinite emozioni!
Perché le emozioni di base del nostro cervello sono solo due: il piacere e il dolore. Quello che ci fa stare bene e quello che ci fa stare male.
Il primo produce un picco di Hertz nella nostra mente, molto intenso ma molto breve. Il secondo invece è molto meno intenso come Hertz, ovvero come frequenza delle onde elettriche e dunque per le leggi dell’elettromagnetismo, come energia, ma molto molto più persistente.
Dobbiamo così andare in cerca, in perenne ricerca di quello che ci fa stare bene e convivere con il dolore che ci portiamo dentro, che non ci abbandona mai.
Ma non solo; la ricerche neurologiche hanno dimostrato che ogni nostra informazione è legata a queste due emozioni ed ogni volta che usiamo nella nostra memoria un’informazione rinnoviamo con lei l’emozione che abbiamo provato nell’assimilarla. Perché sono le emozioni il motore: il motore della memoria, del pensiero, dell’apprendimento, dell’identità.
La maestra che per insegnare al bambino il maggiore e minore lo fa sorridere pensando alla bocca del coccodrillo fa sì che per tutta la sua vita quel bambino diventato adulto ogni volta che userà quell’informazione, senta dentro di sé quella sensazione positiva che ha provato quel giorno; quel giorno che magari non ricorda neppure, come magari non ricorda più la maestra; ma la cui emozione è immortale dentro di lui.
E ovviamente anche viceversa. Quello che assimiliamo nel dolore, nella paura, nel senso di colpa, sarà sempre dolore, paura, senso di colpa.
Studi sui topi infine dimostrano anche altro, che un piccolo topolino che viene fatto vivere in situazioni di alto stress e ansia, trasmette (non sappiamo ancora come) fino a cinque generazioni dei suoi discendenti questo stress e questa ansia. Così come immagino un topolino felice crea almeno altri cinque topolini felici, o forse solo quattro perché l’ultimo magari troverà il suo senso di colpa e la sua ragione per non essere felice, pur potendolo essere.

Ecco il nuovo, forse l’ultimo umanesimo: sapere che come uomini, o meglio come creature viventi, abbiamo un tesoro, un tesoro inestimabile: le nostre emozioni.
Noi siamo mortali ma loro no.
Noi viviamo una singola irripetibile vita e loro generano le infinite possibilità di sviluppo e cambiamento di ogni vita, attraversandole tutte, passando di continuo da una vita all’altra, ininterrottamente.
Noi siamo responsabili del dolore e della gioia presente e futura del mondo, loro sono la radice del nostro diritto di sbagliare e del nostro dovere di rialzarci, provando a non sbagliare più.

di Sauro T.