BRUFOLI DI CULTURA

TRUE DETECTIVE-brufolo n°3

Chi mi conosce sa quanto mi piacciano le serie tv, da “friends”, a “dexter”, passando per “lost” e “desperete housewives”, ma oggi vi voglio parlare di una serie che è rimasta indelebile nei miei ricordi, una serie tv a mio avviso straordinaria: TRUE DETECTIVE,  prima stagione.

Già dalla sigla iniziale  si intuisce che non si tratta di una serie come le altre: le note di  Far from any road (The Handsome Family) ci accompagnano dentro una realtà fumosa, piena di doppie esposizioni, di cui si è già catturati.

E’ Ambientato in una terra sconfinata, desolata, paludosa, brulla, sospesa sotto un cielo plumbeo, la Luisiana di True detective riflette il purgatorio interiore dei due protagonisti, è lo specchio della loro solitudine.

In questo paesaggio acquitrinoso e cupo, nel 1995,  con la scomparsa di diverse donne e bambini su cui pende l’oscuro sospetto dei riti satanici, si avviano le indagini della coppia di detective protagonista .

Rust Cohle (Matthew  McConaughey)che si pone mille dubbi e si dà  risposte spesso amare e Martin Hart (Woody Harrelson) che si pone mille dubbi e trova risposte solo terrene.

La vicenda viene narrata in forma di flashbacks dai due nel 2012, quando il caso viene riaperto.

La serie è una continua e stupefacente girandola di colpi di scena con un Matthew McConaughey  straordinario, e un Woody Harrelson che gli tiene testa. La messa in scena lascia senza fiato, alternando montaggi poetici, sequenze ipnotiche, immagini adrenaliniche.

True detective pullula di riferimenti letterari e filosofici, che esprimono il mondo interiore dei due protagonisti : “Io penso che la coscienza umana sia stato un tragico errore dell’evoluzione. Siamo diventati troppo consapevoli di noi stessi”.

Possiamo senza dubbio affermare che “true Detective è una metafora dell’animo umano, delle sue ombre e della sua luce, che non traccia una separazione netta tra bene e male, ma piuttosto mostra quelle sfumature appartenenti allo stesso quadro: il male è una realtà e si può decidere di negarla, di esserne vittima, oppure di riconoscerla come parte essenziale della nostra esistenza.

E nel finale è proprio la luce però protagonista: “Credo che ti sbagli…sul cielo stellato. […] Una volta c’era solo l’oscurità. Se me lo chiedessi, ti direi che la luce sta vincendo”.

Dedico questa mio piccolo brufolo a Nicoletta e Lavinia, che con pazienza mi hanno cresciuto, e a chi, dopo questa lettura avrà voglia di guardare “True detective”.

Rita

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