BRUFOLI DI CULTURA

Stoner – Brufolo numero 2

Amo il mio lavoro e mi dedico alla nostra scuola con passione. A volte sono molto soddisfatta di ciò che riusciamo a fare, altre meno e certamente sento forte l’impegno ad andare avanti, cambiare, migliorare.

La complessità gestionale, i problemi di ogni giorno, gli impegni di varia natura risultano però occupare gran parte del mio tempo e della mia vita andando a ridurre significativamente spazi che cerco comunque di salvaguardare. Mi riferisco ad esempio al fatto che non riesco a dedicare alla lettura il tempo che vorrei e che dovrei. Chi si occupa di scuola ha il dovere di leggere.

Ed è con questo breve pensiero che voglio anch’io scrivere un piccolo brufolo…un “brufolo di lettura

Nel corso dei mesi estivi ho letto, accedendo alla nostra biblioteca digitale e sperimentandone la ricchezza e la fruibilità, alcuni libri.

Ho scelto vari testi e tra questi ho trovato particolarmente bello “Stoner” un’opera suggeritami da una docente.

Si tratta del terzo romanzo di John Edward Williams (1922-1994), pubblicato nel 1965 ma uscito in traduzione italiana soltanto nel febbraio 2012.

E’ la narrazione di una storia che resta dentro e, sedimentando, si ripropone a più riprese, offrendosi e rinnovandosi in analogie, confronti, riflessioni, emozioni…

Una vicenda all’apparenza piatta, priva d’intreccio, senza colpi di scena, a tratti prevedibile e, per dirla con un termine che in genere uso  per definire cose che non mi appartengono, normale.

Ambientata nella prima metà del 900 è la storia di un uomo, figlio di contadini, che ama profondamente la letteratura e riesce ad affrancarsi diventando docente universitario.

Si sposa, ha una figlia, vive vicende conflittuali nel lavoro.

Il professor Stoner è in verità un uomo insoddisfatto, un uomo medio che tenta il riscatto senza raggiungerlo, che colleziona scontati insuccessi, che si accontenta di alcuni momenti di  “quasi felicità” senza ribellarsi né volgersi a nuovi orizzonti.

Un uomo che per necessità si adatta e che  “nel giro di un mese, realizza che il suo matrimonio era un fallimento. Di lì a un anno smette di sperare che le cose sarebbero migliorate. Impara il silenzio e mette da parte il suo amore”.

Qualcuno ha affermato che questa biografia si dipana come una narrazione d’autunno, la biografia di un uomo semplice, quasi banale, che percorre un cammino di cui sa la precarietà. In cui tutto è già deciso dal destino.

Tuttavia il protagonista si rivela tenace, ama con profondità il suo lavoro di docente universitario, sua figlia e Katherine. Ma se vogliamo riflettere sulle stagioni del libro dobbiamo anche notare che è proprio nel periodo in cui vive la relazione con Katherine che l’autunno lascia spazio alla primavera. Ed è l’estate la stagione in cui muore.

Credo di poter affermare che la capacità narrativa dell’autore sia tutta nel rendere straordinaria una vita ordinaria, nel rendere carismatico un personaggio che sembra non imporsi, nel rendere mistico un racconto laico.

E’ un romanzo che invita a mettersi a fianco del protagonista con affetto, leggendo oltre, sentendo con lui le emozioni, senza giudicare, senza sperare che si arrabbi, che si ribelli, che lasci sua moglie, che aggredisca Lomax…

Più volte ho indugiato su vari passi per assaporarne il ritmo e cogliere dettagli.

Un libro decisamente da leggere. Dedicato al primo che sceglierà di leggerlo prendendolo in prestito dalla biblioteca della nostra scuola  

Biblioteca digitale Steve Jobs

Anna Bernardini

 

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