Cultura

Medea

Continuo le mie traduzioni delle pseudo-heroides ovidiane con questa lettera al mondo di Medea. La maga parla pochi istanti dopo aver ucciso i figli avuti dal suo sposo Giasone. La Medea del testo medievale, da me tradotto in versi sciolti, è molto diversa da quella di Euripide, Apollonio Rodio e Ovidio. E’ una donna sicura di sé, lucida, consapevole di essere un’assassina. Il suo obbiettivo non è più la vendetta, ormai raggiunta, ma una riflessione sul mito, ancor più che sull’amore. Gli uomini uccidono e costruiscono miti sulle loro imprese, scrivono poemi. Lei appartiene al mito, sa di essere immortale, ma ne vorrebbe uscire e lo fa guardando alla cruda realtà del gesto che ha compiuto. Ciò che regna sopra tutto non è il coraggio o la bellezza delle imprese e delle storie che le tramandano, ma l’ingiustizia subita o fatta (poco importa) e l’amore che questa ingiustizia misteriosamente nutre ed alimenta.

 

 

Sono un’assassina!
In un mondo dove sono sempre
Gli uomini a spargere il sangue,
Capisco che il mio gesto
sia per tutti solo abominio e livida follia.
Sono stata prima donna
Figlia, sorella, amante,
regina, sposa, madre.
Ma il destino mi ha elevata ancora.
Ora che ho ucciso i miei figli
Mi sono liberata da ogni senso di colpa.
Prima ero schiava del rancore e della rabbia.
La vergogna era padrona del mio cuore.
Ora invece che ho commesso
L’atrocità peggiore mi sento leggera come il giorno
In cui con le mie ancelle facevo il bagno
E la vela nera degli argonauti
Comparve all’orizzonte del limpido mare della Colchide.
Che atto creativo è uccidere, togliere la vita!
Per questo gli eroi amano ascoltare i canti degli aedi.
Poesia e guerra sono lo stesso.
Come lo stesso sono l’innocenza e la vergogna.
Ed io ero innocente quando arrossì quel giorno,
quando finalmente vidi
L’uomo che mi avrebbe resa immortale
Saltare giù dalle alte sponde
E spingere in secca coi suoi compagni
La veloce nave, la prima a solcare l’invidioso mare,
Prima di rivolgere a me il suo dolce sguardo.
Oh come ho odiato, piena d’amore com’ero,
Come ho odiato quel rossore e quello sguardo basso
Mentre i tuoi occhi mi penetravano e mi costringevano
Alla resa. Da allora sono stata tua.
E lo sono ancora e lo sarò per sempre. Tua!
Ecco perché ho ucciso
Ecco perché mi sono macchiata
Del crimine peggiore per una donna
Perché solo io capisco, solo io,
Cosa significhi esser tua. Cosa vuol dire appartenerti.
Perciò io non sono una folle d’amore
Fra folli d’amore come siete voi
guerrieri e poeti dispersi per il mondo.
Io non appartengo né agli dei né alla vostra storia
Ma solamente a te. Certo so,
Queste mani coperte di sangue me lo dicono,
Che a te non importa nulla di questo.
Tu non capisci se non il desiderio, il coraggio e la bellezza.

Ma esiste qualcosa oltre le grandi imprese,
Oltre la gloria immortale,
oltre il gioco degli sguardi e dei sorrisi
Oltre la fede che esisteranno sempre nuovi oceani da solcare,
Sempre nuovi versi da scrivere,
Ed è l’avere inciso nella propria carne l’ingiustizia.
I miei figli non dovevano morire.
Tu non dovevi abbandonarmi.
Ed io meritavo, si meritavo
dopo quel giorno traboccante di luce
non solo per me ma per tutte le donne innamorate dopo di me,
di essere amata ed essere felice. E invece….
invece il mio viaggio è stato un altro.
Alcuni nascono segnati dal dolore.
Io l’ho scelto. Ho scelto il sacrifico per dire a tutte le donne

che guarderanno il mare con un sogno
che forse è bene che quel sogno non si realizzi,
Che dall’immensità non esca fuori nulla.

I vostri migliori giorni sono quelli che dimenticherete,
il vostro amore più grande
quello che non segnerà la vostra vita
e la vostra unica fede che gli uomini seminano morte
E scrivono poemi, mentre le donne
Danno nuovi figli in pasto a questo mostro,
anche se sono le uniche, a parte me,
a non essere mostruose.

Non era la Colchide a cui approdò
Giasone con gli eroi d’Argo. Ero io.
A me approdò il mio grande e solo Amore
Ed a voi approderanno sempre gli uomini
Rive e spiagge di ogni loro mare.
Gli uomini desiderano e si perdono
Voi in ogni tempo amerete ma saprete sempre dove siete.
Come io sono qui, davanti ai miei figli senza vita.
Una lucida assassina per amore
che si chiede disperatamente come possa
la più umana e fragile delle emozioni
nutrire così tanto l’ingiustizia.

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