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La trasposizione culturale in matematica

La globalizzazione sta permeando sempre di più la nostra esistenza, il nostro modo di vivere, portando ricadute sia sulla sfera sociale sia su quella culturale e portando con sé sempre più occasioni di confronto e scambio. In questa direzione, per quanto riguarda strettamente la matematica, la partecipazione di diversi paesi ai test internazionali di valutazione delle competenze degli studenti (come il PISA1 ) dà l’opportunità non solo di confrontare i risultati ottenuti, ma anche di riflettere sulle pratiche educative messe in atto dai vari paesi e che hanno determinato queste prestazioni. Politici, ma soprattutto ricercatori si sono messi a pensare e a cercare se ci fossero delle reali implicazioni dovute alle metodologie didattiche dietro a questi risultati. Partendo proprio dallo studio delle pratiche didattiche sviluppate nell’area orientale, in Italia è stata sviluppata una ricerca che si basa sull’idea di trasposizione culturale (Ramploud, 2015).  A me ha affascinato fin da subito questa ricerca, erano anni che mi chiedevo se ci fosse dietro al successo matematico dei paesi orientali una pratica didattica differente o se fosse solo questione di coincidenze. Per cui, appena a Castel san Pietro terme, ormai più di anno fa, ho potuto ascoltare Maria Mellone, che parlava proprio di questi contesti ne sono rimasta affascinata. Con Maria ci siamo scritte e ci scriviamo,  lei, generosamente mette a disposizione tutte le sue straordinarie ricerche, di cui oggi voglio parlarvi.

Per trasposizione culturale si intende il processo di cambiamento che si sviluppa quando vi è una messa in parallelo di pratiche didattiche di differenti culture che consentono il ripensamento delle proprie (Mellone & Ramploud, 2015). L’idea che sta alla base della trasposizione culturale è quella di non innescare un tentativo di “importare” brutalmente metodologie didattiche da una cultura all’altra, ma piuttosto quella di approfondire i processi e i significati. Ricercare attraverso l’analisi delle pratiche significative all’interno dei vari contesti culturali i come e i perché queste metodologie si sono sviluppate.  Questo ci consente indubbiamente di diventare più consapevoli del nostro contesto culturale e delle nostre pratiche didattiche.  Proprio perché le diverse scelte formative ed i diversi strumenti didattici sono inseparabili dalla storia, dalla cultura dei luoghi in cui sono nati e si sono sviluppati e dalla lingua in cui sono stati formulati: ogni volta che un processo educativo è “guardato dal di fuori” (da un’altra cultura) c’è sempre il rischio che la logica e la natura ad esso sottesi siano fraintesi se l’intero contesto culturale non è preso in considerazione. In altre parole, quando si riflette su pratiche educative sviluppate in contesti culturali diversi, sarebbe fondamentale riuscire ad essere consapevoli il più possibile delle differenze che proprio questi stessi contesti implicano.

Il lavoro di ricerca e sperimentazione condotta da: Benedetto Di Paola, Maria Mellone, Francesca Martignone e Alessandro Ramploud, vuole mostrare come la trasposizione di strumenti didattici utilizzati in altri contesti culturali, se vissuta con questo spirito, in cui viene considerata anche la cultura propria del paese di origine di tali strumenti, possa fornire nuove pratiche utili per ripensare o progettare le proprie forme educative. In questa ottica scopriamo nuovi approcci che ci consentono di ripensare ai nostri impensati didattici. Grazie all’incontro con metodologie didattiche differenti, ho avuto modo anche io di riflettere su queste pratiche e sto cercando, proprio con l’aiuto di Maria Mellone (professoressa di didattica all’università di Napoli), di fare trasposizione culturale e cercare di applicare alcune delle pratiche che mi sono sembrate più utili e più adatte al nostro contesto.

Presto vi parlerò di quali pratiche siano oggetto delle nostre riflessioni, quindi … al prossimo articolo!

Rita

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