Cultura

La teoria evolutiva degli algoritmi

“Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle…”
Sono passati più di cento anni da quando uno dei più grandi intellettuali italiani del Novecento scrisse questa frase su un giornale francese, ma finalmente ci siamo arrivati.
Siamo davvero sul promontorio estremo dei secoli e l’umanità è prossima ad un cambiamento così radicale che riporterà la storia ad un nuovo anno zero, che segnerà un prima ed un dopo.
A sconvolgere radicalmente la storia però, diversamente da quello che pensava Filippo Tommaso Marinetti, non saranno i motori ruggenti, i transatlantici, le stazioni ingorde, le masse multicolore degli stadi o le officine appese alle nuvole dei loro fumi, ma qualcosa di molto più potente e allo stesso tempo più effimero: gli algoritmi.
Un algoritmo è qualcosa di semplice, una serie di comandi attraverso cui si ottiene un certo risultato. Se state leggendo questo pezzo in Internet o su Facebook? Lo potete fare grazie a degli algoritmi. Ascoltate musica sul vostro cellulare? Algoritmi. Guardate la tv? Algoritmi. Il dottore vi ha appena fatto una tac? Algoritmi. Il satellitare vi dice di cambiare strada? Algoritmi. Algoritmi. Algoritmi. La nostra vita ormai è pervasa dagli algoritmi. Anche il vostro conto in banca, se volete saperlo, è un algoritmo. Ed è niente perché presto, prestissimo gli algoritmi guideranno le macchine al posto nostro (già avviene), faranno diagnosi mediche migliori di quelle dei dottori (già avviene), amministreranno aziende investendo soldi, assumendo e licenziando personale (già avviene anche questo), determineranno così tanti aspetti della nostre vite da cambiarle COMPLETAMENTE.
Sulla base di tutto questo io credo però che sia opportuno, in un mondo ormai dominato dagli algoritmi, porsi nuove domande, apparentemente assurde, del tipo: ma come si stanno evolvendo gli algoritmi? Ed esiste una possibile teoria sulla loro evoluzione?
Per me la risposta a questa domanda è sì. Gli algoritmi infatti, a mio parere, possono essere assimilati a forme di vita, e considerati (in parte) come tali. Certo, gli algoritmi ovviamente non si nutrono  e non si riproducono, anche se su questo punto non sarei così sicuro, ma costituiscono un ecosistema o se volete un algosistema, ovvero interagiscono e competono gli uni con gli altri e afferiscono alle solita realtà, quella in cui viviamo.
In ragione di questo io credo che si possano indicare delle loro linee evolutive.
Uno: tenderanno a differenziarsi sempre più secondo un albero evolutivo identico a quello della vita. Si parte da un unico codice che alla fine altro non è che il linguaggio binario dell’informatica di base e si arriva a miliardi di miliardi di algoritmi diversi, eppure simili, come l’uomo è molto simile alla scimmia, ma ha in comune geni anche con la banana o con il girino.
Due: tenderanno ad occupare ogni nicchia evolutiva ovvero a svilupparsi sempre più in ogni aspetto della realtà, fino a compenetrarla tutta e ad un livello molto più profondo di quanto la vita non abbia fatto con ogni luogo del nostro pianeta.
Tre: varranno per loro le leggi della selezione naturale per cui sarà l’algosistema non il programmatore che determinerà il successo o la scomparsa di un algoritmo.
Quattro: l’algosistema andrà progressivamente crescendo nelle sue innumerabili ramificazioni, ma non esponenzialmente, non senza limiti, ma fino a raggiungere un equilibrio fra se stesso e la realtà cui afferisce.
Cinque: il fatto che al momento siano e per i prossimi anni continueranno a essere i programmatori a creare gli algoritmi, costituisce una variabile insignificante nel sistema. Questo perché nessun programmatore umano che crea un algoritmo per un motivo (ovvero con un atto intenzionale, non casuale) padroneggia l’intero algosistema ed è l’algosistema a determinare il successo o meno di quello specifico algoritmo.
Sei: l’algosistema modificherà piano piano le realtà e non solo la vita umana, ovvero lascerà un’impronta sempre più marcata su tutto.
Sette: Non esisterà mai un algoritmo degli algoritmi, ovvero non succederà mai quello che molti scrittori di fantascienza hanno immaginato in decine di libri e di racconti, in cui ad un certo punto si crea una super intelligenza artificiale (cioè algoritmica) che diventa consapevole e padrona di tutto. Quello che si prefigura è un mondo eco-virtuale, che vivrà interagendo in equilibrio con il mondo materiale e biologico a cui apparteniamo anche noi, in un’interazione reciproca continua.

Detto in poche parole la realtà avrà ed ha già ora, seppur agli esordi, una dimensione in più. Finora esistevano solo quella matariale e quella biologica, ora a queste si sta aggiungendo quella digitale.

Ma il digitale è dentro la realtà, come la realtà dentro il digitale. Non è una porta che si apre e che dunque può anche essere richiusa. E’ come una modificazione del DNA della realtà. Anzi il digitale rischia col tempo di divenire la parte fondamentale del DNA della realtà, anche se forse, a ben vedere, lo è sempre stato.

Alcuni fisici quantistici sostengono infatti che la realtà è tutta informazione, ovvero algoritmi quantistici. Così come la biologia è anch’essa tutta algoritmi. Le emozioni, i pensieri, i sentimenti, le azioni infatti non sono altro in fondo che algoritmi biologici.

Ma questo è Matrix obietterà qualcuno? O potrebbe tranquillamente esserlo. E invece no, perché non esistono istantanee della realtà, e non possono esistere! Il fatto che il sistema non sia comprensibile in nessun istante zero, ma solo per la sua evoluzione garantisce che non verrà mai nessuno a chiederci se vogliamo una pillola rossa oppure una blu.

Sauro T.