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LA FORMAZIONE DUALE: UN’OPPORTUNITA’ DA SCOPRIRE

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in questa immagine, un grafico elaborato sulla base di  dati pubblicati da Eurestat.  Credo che sia doveroso farne una lettura anche nell’ottica degli ultimi dati del Miur sulle iscrizioni alle varie scuola di secondo grado in Italia.

Ma partiamo dall’immagine, l’Italia ha un tasso di disoccupazione giovanile allarmante, superiore al 40%. Dall’articolo che riporta questi dati si evince che In altri paesi, come Germania e Svizzera, il tasso relativamente basso può essere dovuto al fatto che i giovani qui vivano una transizione più agevole nella loro vita lavorativa rispetto a quelli in altri paesi. Questo vantaggio può essere attribuito in gran parte ai programmi di formazione professionale duale che si attuano nelle scuole superiori ad indirizzo professionale.

A causa delle particolari circostanze in paesi con un alto tasso di disoccupazione giovanile, una semplice “esportazione” del sistema di formazione professionale duale della Germania verso questi paesi non è una soluzione realistica. Dobbiamo considerare che nei sistemi educativi nazionali, le riforme riescono solo nella misura in cui possono essere attuate in modo coerente nelle strutture esistenti.  Ma ci sono altri paesi europei, tra cui l’Italia, che stanno seguendo percorsi innovativi nella formazione professionale, maggiormente adeguati al contesto economico e al tessuto sociale, da cui la Germania, a sua volta, può imparare.

L’Italia nel 2015 ha approvato i percorsi duali, che prevedono integrazione tra formazione in aula e “on the job”, all’interno della formazione nazionale, nella fattispecie: l’apprendistato di primo livello per il conseguimento del diploma quinquennale di maturità tecnica o professionale e apprendistato di terzo livello per ITS e Università. Questo per rispondere ad un’esigenza di transizione dal mondo della formazione al mondo del lavoro più semplice e mirato. In questi tre anni molte regioni del Nord Italia hanno sviluppato percorsi interessanti e di successo, ricevendo buona collaborazione da aziende ed enti territoriali.

Ma c’è un dato che secondo me va analizzato in maniera approfondita e che si evince facilmente dal grafico: in Italia manca un’accettazione della formazione di tipo professionale, c’è un marcato pregiudizio che la rilega a formazione di rango inferiore. Come si può notare invece, il successo della formazione professionale e il relativo successo lavorativo di molti giovani dipende dall’accettazione da parte delle persone e delle imprese di un paese del valore delle scuole tecniche e professionali.

 

Nei paesi in cui la formazione professionale è altamente considerata la disoccupazione giovanile è relativamente bassa.

In Italia, Portogallo e Regno Unito, la formazione professionale è vista come una seconda scelta o un piano di riserva per molti giovani, nel caso in cui le cose non funzionino con i loro studi. Molti giovani e molte famiglie volutamente la scartano a priori, considerandola una scuola di rango inferiore che non riserva alcune possibilità per i giovani.

 

Vorrei adesso riportare altri dati. Che riguardano la dispersione scolastica, dati del 2018:

 

  • DAL 1995 AL 2018 3 MILIONI E MEZZO DI STUDENTI HANNO ABBANDONATO LA SCUOLA STATALE, SU OLTRE 11 MILIONI DI ISCRITTI ALLE SUPERIORI (-30,6%).
  • COSTO: 55 MILIARDI DI EURO.
  • DISPERSIONE SCOLASTICA: ALMENO 130 MILA ADOLESCENTI CHE HANNO INIZIATO LE SUPERIORI QUEST’ANNO NON ARRIVERANNO AL DIPLOMA. IRROBUSTIRANNO LA STATISTICA DEI 2 ITALIANI SU 5 CHE NON HANNO UN TITOLO DI STUDIO SUPERIORE ALLA LICENZA MEDIA, E DI UN GIOVANE SU 4 CHE NON STUDIA E NON LAVORA.

 

  • TRA CHI SI DIPLOMA E SI ISCRIVE ALL’UNIVERSITÀ, UNO SU DUE NON CE LA FA.
  • SU 100 ISCRITTI ALLA SCUOLA SECONDATIA DI SECONDO GRADO 55 SONO ISCRITTI NEI LICEI
  • SU 100 ISCRITTI ALLE SUPERIORI SOLO 18 SI LAUREANO.
  • POI ¼ DEI LAUREATI VA A LAVORARE ALL’ESTERO.
  • IL 38% DEI DIPLOMATI E LAUREATI CHE RESTANO NON TROVANO UN LAVORO CORRISPONDENTE AL LIVELLO DEGLI STUDI CHE HANNO FATTO
  • AZIENDE DEL TERRITORIO CERCANO OPERAI PROFESSIONALI, SOPRATTUTTO NEL SETTORE DELLA MECCANICA E NON VEDONO SODDISFATTE LE LORO RICHIESTE.

 

Cosa significa questo? Che le scelte scolastiche dei nostri giovani non sono per nulla orientate al reale fabbisogno professionale che c’è nel nostro territorio. Ci si iscrive nei licei per lo più, ma il reale successo formativo e professionale che viene da queste scelta è poco, molti, stando alle statistiche, non proseguono gli studi all’università o negli ITS e vanno a rimpinguare le fila dei giovani disoccupati, non avendo alcuna professionalità specifica da poter offrire alle aziende del nostro territorio.

E allora, cosa può essere fatto per dare un futuro meno grigio ai nostri giovani?

In che maniera è possibile restituire all’istruzione professionale il valore che merita, in un paese con forte spirito imprenditoriale come il nostro?

E’ fondamentale attivare forti collaborazioni con imprese e territorio, per poter attuare percorsi formativi che contribuiscano al successo formativo e lavorativo dei giovani

Più le imprese vengono coinvolte nella formazione professionale, migliori sono le possibilità per le giovani di entrare nel mercato del lavoro. Dopo tutto, questo tipo di formazione in azienda e a scuola, è il modo in cui i discenti apprendono ciò che è esattamente richiesto nella vita lavorativa quotidiana.

 

Ma questo coinvolgimento non può essere semplicemente esportato durante la notte. I paesi con sistemi duali ormai consolidati hanno una lunga tradizione di tale coinvolgimento. Tuttavia, nei molti paesi il cui sistema educativo è prevalentemente scolastico, le persone, le associazioni di imprenditori, devono prima essere convinte dei vantaggi di un sistema duale. Nel Regno Unito, ad esempio, il governo ha offerto incentivi finanziari per incoraggiare le aziende a partecipare al doppio sistema di formazione e con sempre maggiore successo. In Italia questo coinvolgimento sta nascendo in questi anni.

Sono inoltre necessarie Partnership sociali, territoriali, che garantiscano un giusto orientamento verso le scuole di secondo grado e un adeguato sostegno ai percorsi duali dei giovani.

 

Sarebbe importante a mio avviso comunicare l’elasticità di questo tipo di formazione.  I giovani e i loro genitori troveranno sicuramente più attraente un programma di formazione professionale se lascia la porta aperta per ulteriori studi, ad altre strade se si riconosce che quel tipo di professionalità non è quello che il giovane vuole.  In Polonia, ad esempio, i giovani ricevono automaticamente una qualifica di ingresso all’università quando completano la loro formazione professionale.

Sarà necessario dare rilevanza al mercato del lavoro e alle sue evoluzioni. La formazione professionale sarà più efficace se si tiene al passo con i continui cambiamenti del mondo del lavoro.

 

In Germania, i regolamenti di formazione sono formulati in modo neutrale dal punto di vista tecnologico e strutturati in modo aperto. Ciò consente alle aziende di familiarizzare i tirocinanti con le tecnologie e i processi più recenti. Nel Regno Unito, e sempre più in Polonia, le qualifiche hanno una struttura modulare e possono essere aggiornate individualmente e combinate, se necessario, nel corso del programma di formazione. Questo può accadere anche in Italia, grazie all’autonomia e ai curricoli verticali.

Per scardinare l’impianto attuale che visibilmente non funziona c’è bisogno però di una seria presa di coscienza, di collaborazione con il territorio, di un serio coinvolgimento delle imprese ma soprattutto è necessario un ripensamento dei pregiudizi che tanto condizionano le scelte delle famiglie sull’istruzione dei propri figli. Un ripensamento guidato dalla partecipazione congiunta dei vari attori territoriali, e dall’attivazione di percorsi duali efficaci e ben strutturati.

Nel piccolo, all’Omnicomprensivo di Foiano della Chiana, cerchiamo di fare tutto ciò e stiamo consentendo ai nostri studenti di avviare percorsi di apprendistato di primo livello, in cui le ore di formazione si suddividono, una percentuale all’interno delle imprese, circa il 35% e la restante a scuola. Mentre fa formazione poi lo studente può lavorare ed essere retribuito da apprendista.

Stiamo attivando una rete di collaborazioni con aziende che credono in questi percorsi e sono disposte a collaborare.

La nostra è una scommessa sul futuro dei nostri giovani, sul futuro della nostra scuola, che ha la voglia e l’ardire di offrire qualcosa di nuovo, di innovarsi e di spendere risorse per consentire questa evoluzione.

Rita

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