Curiosità

La casa degli orrori e i corvi

Quando ero ragazzo amavo andare al Luna Park. Non avevo mai troppi soldi e le attrazioni che sceglievo erano quasi sempre le stesse. Mi piaceva il tiro a segno ed ero molto bravo a sparare. Entravo sempre nel labirinto degli specchi e adoravo lo zucchero filato. L’odore denso e cremoso di mela caramellata e popcorn, che si spargeva dappertutto e impregnava i cappotti, per me ha attraversato anche il tempo ed è arrivato fino ad oggi. Ma c’è un posto dove mi soffermavo sempre e non ho mai avuto il coraggio di entrare: la casa degli orrori. Non essendoci mai entrato non so dire esattamente cosa ci fosse dentro. Guardavo la gente uscire divertita, ma a me faceva paura e perciò con una scusa o con altra ho sempre evitato di andare. Ho giustificato sempre me stesso e oggi so di aver fatto bene.

Non credo che mi sarei spaventato più di tanto, ma ho seguito il mio istinto che mi diceva che qualcosa li dentro mi aspettava. Da allora ho sempre sentito un fascino particolare per i giostrai: loro portavano in giro la casa degli orrori ed ogni anno la riportavano da me. Dovevano essere persone speciali per farlo ed in effetti lo sono davvero. Ma più di ogni altra cosa ricordo l’insegna della casa: era gialla, con scheletri che la sorreggevano come colonne e in alto teschi, ragnatele e dei corvi, due a sinistra ed uno a destra. A quei tempi non avevo letto Edgar Allan Poe e le parole del corvo di Poe “Nevermore” ovvero “mai più” non echeggiavano ancora dentro di me.

Erano quei tre corvi in alto che mi guardavano a farmi paura più di tutto. Non so perché. In fondo essendo cresciuto in campagna sono abituato ai corvi. Mio nonno ogni anno in autunno seminava il grano e i corvi sui rami spogli degli alberi ai confini del campo, erano sempre lì fermi ad aspettare. Lasciali stare, mi diceva sempre, quando io mi voltavo verso di loro. I corvi stanno dove i terreni sono fertili. Gli faremo beccare qualcosa perché anche loro abbiano la loro parte.
Per questo credo di aver fatto bene a non entrare mai nella casa degli orrori perché anch’io ho lasciato qualcosa ai miei corvi. Ho dato loro la mia paura perché la beccassero un poco. Ma non è questo che ancora mi inquieta, ma sapere che Edgar Allan Poe alla fin fine si sbagliava. Si sbagliava alla grande! I miei corvi, sulla cima della casa degli orrori, fanno ancora paura non perché dicono mai più, ma perché dicono “forever”, per sempre! Saranno lì fino alla fine, guardiani di un posto per me inaccessibile e oscuro, immerso nell’odore di zucchero e di burro.
E’ il mistero, l’oscurità, l’orrore, non la luce, il luogo d’origine dell’eternità. Io esisto grazie a quei corvi, al loro continuo fissarmi. Non sono i corvi a rendere fertili i campi di grano, ma sono loro a rendere fertile l’animo di un uomo. Anche se noi non seminiamo nulla, loro comunque un giorno si alzeranno in volo e la casa degli orrori allora sarà ovunque. E si riprenderà tutto quello che ci ha dato.

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