Cultura

Gargoyle

Chi ha visto il film della Disney “Notre Dame” sa sicuramente cosa sono i gargoyle. Creature mostruose poste sulla cima delle cattedrale di Notre Dame che guardano verso il basso. Appena si scorgono da terra, ma sono lì. Apparentemente immobili, guardiani attenti di un luogo sacro o forse dell’intera città sotto di loro.
Ma perché mettere dei mostri, dei demoni sulle guglie di una chiesa? Nessuno francamente lo sa, la leggenda vuole che un santo, il futuro vescovo di Rouen, San Romano abbia un giorno ucciso un demone alato chiamato Grand Goule e che la sua testa mozzata sia stata messa sulla cima della chiesa. Si può pensare perciò che i gargoyle siano semplicemente il ricordo di antiche leggende, ma è possibile però anche un’altra risposta, più demoniaca e alata.
I gargoyle rappresentano la mostruosità del sacro. Il sacro è infatti necessariamente anche mostruoso, maligno, malvagio, perverso. I gargoyle perciò non sono solo guardiani della chiesa. Ma parte della chiesa, l’espressione alata e incomprensibile del divino, che regna su tutto, anche sul male. E la guardano, ovvero la proteggono, non da altri mostri, ma dell’intera città, dall’intera Parigi, lì sotto di loro, immersa in una dimensione in cui il male è invece umano, sin troppo umano. Perché non ha il volto deforme di un gargoyle, ma quello di un principe tiranno, di un usuraio spietato, di un ladro senza scrupoli, di un esattore assetato di denaro, quello della misera, della fame, dell’ingiustizia, dello squallore!
Le parole di Dio sono comprensibili, la via per salvezza chiara: passa dalle porte della chiesa, dall’altare, ma chi conosce i confini del divino? Chi può indicare i limiti del suo regno? Ciò che per l’uomo è scempio per Dio è forza. Ciò che per l’uomo è abiezione per Dio può essere trionfo. La chiesa è uno spazio sacro riconosciuto da tutti, ma i gargoyle sulla sua vetta lo proiettano ovunque. Possono volare da un momento all’altro. Raggiungere qualsiasi luogo, spalancare qualsiasi porta. Nutrirsi delle carni di chiunque.
E ancora…. prendiamo un altro famoso film Disney “La bella e la bestia”. È una bellissima storia d’amore e di salvezza: una giovane ragazza si innamora della bestia e questa, grazie al suo amore, diventa un principe. Ma se non fosse così? Se l’amore portasse lei a trasformarsi in bestia? Cambierebbe qualcosa? A giudicare dallo sguardo dei gargoyle sulla cima di Notre Dame, no, non cambierebbe niente! Anzi, forse quell’amore sarebbe ancora più forte, ancora più grande, molto più sacro, per quanto magari abietto e mostruoso.
Certo i costruttori medioevali di Notre Dame non avevano visto i film di Walt Disney, ma conoscevano il mondo intorno a loro. La chiesa ha bisogno di mostri (non solo in senso fisico ma morale) perché la proteggano dalla logica umana e dall’ordine del mondo, che concede la bontà e la bellezza e il buon senso e la ragione ed i valori solo ad alcuni. I miseri non hanno nulla di tutto questo, sono ovunque esclusi, ovunque, ma non a Notre Dame. Ecco un derelitto di Parigi che si trascina a fatica dentro la chiesa. Entra e si sente a casa, senza dover sciogliere la perversione e la rabbia che ha nel cuore, perché è nella casa di un Dio che nutre mostri e che perciò può accogliere anche lui.
Gli uomini-gargoyle non hanno mai fatto la storia né costruito cattedrali, né officiato messe, né fatto il bene, ma ovunque c’è qualcosa di sacro ci deve essere almeno uno di loro. Almeno uno. Altrimenti il regno di Dio ha dei limiti, quelli del bene, della ragione e della bellezza, quelli della ville lumière che idealmente tutti li racchiude. Ma per quanto sia grande Parigi, è solo una città, il Dio dei mostri invece è tutto. Se ami, accetta di diventare un mostro. Se vuoi essere sacro, sbrana e preparati a volare. Questo forse ci dicono i gargoyle. O altrimenti, come sostengono alcuni, sono solo gronde, poi diventate statue per il puro piacere di scolpire.

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