BRUFOLI DI CULTURA

MOLTO FORTE INCREDIBILMENTE VICINO – Brufolo N°4

E un bollitore per il tè. Con il beccuccio che, all’uscita del vapore, si apre e si chiude come una bocca e sibila belle melodie, o recita Shakespeare, o semplicemente si scompiscia dal ridere con me? Potrei inventare un bollitore che legge con la voce di papà, così riuscirei ad addormentarmi, o magari un intero servizio di bollitori che cantano il ritornello di Yellow Submarine

Questo l’incipit di uno dei miei libri preferiti.

Il  nome del protagonista  è Oskar Schell, ha nove anni, è inventore, designer ,archeologo dilettante, collezionista di farfalle morte di morte naturale, cactus in miniatura, cimeli dei Beatles, pietre semipreziose e altro, ma soprattutto, è colui che ci trasporta nel suo mondo , il mondo di un n bambino e il meraviglioso legame che ha con il padre che perde in uno dei peggiori giorni della storia americana, l’11 settembre 2001.

Una morte inaccettabile per il piccolo Oskar che da quel drammatico giorno non farà altro che cercare tracce del padre in ogni angolo della casa, del quartiere e dell’intera città di New York.  Risolverà l’enigma di quella chiave misteriosa rinvenuta per caso e di nascosto e il cui unico indizio è “Black”. a questa ricerca, dalla volontà di sentire ancora il padre vivo e dalle vicende della famiglia Schell partono diversi filoni narrativi che portano indietro nel tempo, fino a toccare il bombardamento di Dresda in uno splendido parallelo temporale, regalando scorci lontani e prossimi capaci di comporre, al termine della lettura, un puzzle emozionale incredibile.

I piani temporali che l’autore racconta e mischia con maestria, possono creare un qualche sfasamento iniziale nel lettore, ma ci regalano un libro denso di poesia “molto forte e incredibilmente vicina” appunto.

E il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe e le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l’ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato”. 

Ringrazio Jonathan Safran Foer, uno degli autori per me più potente degli ultimi anni, per averci regalato una  storia commovente, coinvolgente, a tratti umoristica e a tratti amara.

Lo so, non si capisce più di tanto della trama del libro ma sarebbe impossibile dire di più senza togliere il gusto della lettura, per cui il mio consiglio è:  tuffatevi dentro il mondo di Oskar verrete ripagati più di quanto potete immaginare.

 

(Ovviamente il libro è nettamente superiore al film che ne è derivato).

Dedico questo brufoletto ad Antonella Capannini, un tesoro di collega!

Per chi avesse voglia di leggerlo lo trovate anche nella nostra BIBLIOTECA DIGITALE

BUONA LETTURA

Rita

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