Cultura

Alcune domande molto sporche e altrettanto cattive

Con ieri, giornata del ricordo, si sono chiusi i momenti della memoria. Ma è davvero utile il ricordo? Abbiamo davvero un dovere alla memoria? E vale veramente l’affermazione che dobbiamo ricordare per non rivivere. Il sapere storico ci è indispensabile? O quanto meno è nel mondo attuale di qualche utilità?
Come docente della scuola pubblica italiana osservo la legge, partecipo ad iniziative della memoria, cerco di coinvolgere e motivare i miei studenti, raccontando magari anche la storia della mia famiglia, che è stata vittima ormai più di settant’anni fa di una strage nazi-fascista: l’eccidio di Civitella.
Ma ogni volta ne esco con dubbi sempre maggiori.
La nostra società guarda in avanti e la sola storia, per la quale i miei studenti nutrono un grandissimo interesse, è quella del futuro. Non del passato. Ed in verità con loro anch’io.
Per rifiutare l’orrore serve la memoria o piuttosto la coscienza e il coraggio? Io sinceramente penso i secondi, un po’ perché il male si presenta in forme sempre nuove (e la memoria perciò può anche trarre in inganno), un po’ perché è del tutto evidente che se bastasse il ricordo, dopo le immense tragedie della Seconda Guerra Mondiale, le persecuzioni, le uccisioni, le stragi oggi non ci sarebbero più. E invece…
E allora perché ricordare?
Per rispetto delle vittime, del loro silenzio. Certamente. Per dare un senso alla libertà che noi viviamo, che su quelle tragedie è stata edificata. Anche!
Ma poi? Poi boh. Lo slancio dell’umanità verso il futuro è non solo inevitabile, ma anche legittimo.
Il mondo senza storia forse è alle porte. Tutto il passato del mondo finirà presto in un cloud. Ma il cloud non è la storia, è un puro contenitore di dati o, se preferite, di informazioni, a nostra disposizione ogni volta che ne abbiamo bisogno. Ovvero forse mai.
Queste, me ne rendo perfettamente conto, sono domande e considerazioni molto sporche e ancor più cattive, perché sulla memoria ci contiamo. Sembra impossibile moralmente farne a meno.
Ma forse anche la morale è sul punto di cambiare. E l’umanità non sarà necessariamente peggiore.
A Civitella ad eseguire la strage furono i musicisti della banda della Wehrmacht. Dicono che mentre fuori i loro commilitoni uccidevano, dentro il circolo del paese alcuni di loro si misero a suonare con degli strumenti trovati per caso in un locale lì accanto.
Mi sono sempre chiesto che musica suonavano. Mozart? Beethoven? Una marcetta? Cosa?
Gli uomini fuori, che aspettavo in fila il colpo alla testa, non hanno potuto certo ascoltarla. Né le donne e i bambini che vedevano i loro padri cadere uno dopo l’altro in un bagno di sangue e ingiustizia.
Solo quei pochi soldati hanno potuto godersela e lo hanno fatto perché non hanno capito!
E’ mancata loro la coscienza e il coraggio di sentire che la vera musica in quel momento non era la loro, ma quella delle mitragliatrici, delle grida, dello strazio sulla piazza.
Ecco cosa voglio dire il prossimo anno ai miei studenti: che l’umanità sa suonare le bombe, fa melodie di orrori, concerti di morte!
Perciò ragazzi forse non serve ricordare, ma ascoltare. Finché sentite solo un violino, o la voce suadente di Jim Morrison che vi dice di non fermarlo, di farlo andare avanti e di seguirlo lungo il cammino, allora è tutto ok. Altrimenti… altrimenti è un problema. C’è qualcosa che non va.
Il futuro sta arrivando. Cancellerà, come è giusto, piano piano la memoria, polverizzerà i ricordi. Ma cavolo non vi renderà mai sordi! Ascoltate quello che succede sulla piazza. Qualunque sia per voi la piazza.
Bellissimo se nessuno si ricorderà di voi. Se lascerete a chi vi seguirà solo l’entusiasmo di spingersi ancora un poco oltre.

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